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Cuore verde tra due laghi
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Cuore verde tra due laghi

Oratorio di San Tommaso

Briga Novarese

L’edificazione della chiesetta di San Tommaso, che si trova su un’altura a circa un chilometro dal centro del paese, va fatta risalire agli anni intorno al Mille. La tradizione vuole che l’oratorio, costruito probabilmente sulle rovine di precedenti edifici religiosi, sia stato voluto dai santi evangelizzatori Giulio e Giuliano che giunsero in questi luoghi alla fine del IV secolo dall’isola greca di Egina.

L’edificio è orientato e ad aula unica, con facciata a capanna e singola abside semicircolare, quest’ultima scandita esternamente da lesene e coppie di archetti pensili. Fino al 1910 sul lato destro della chiesa sorgeva anche il campanile che però venne abbattuto perché pericolante. Nel 1917 dall’architetto Carlo Nigra, appassionato di edifici antichi, fu incaricato del restauro, opera che richiese la ben visibile sopraelevazione della muratura e il rifacimento del tetto. Negli anni Ottanta del ‘900 il pavimento in terra battuta è stata sostituito dall’attuale in pietra, e posto, in luogo d’altare, il monolito di granito.

Agli anni intorno al 2000, si devono il rifacimento della copertura dell’abside e il restauro degli affreschi (seguito al precedente del 1971). La presenza all’interno di alcuni elementi d’età romana conferma non solo che l’area era frequentata in età imperiale, ma anche che essa era già considerata sacra (pagana). Si è ipotizzato che qui sorgesse un tempietto dedicato a Giove e probabilmente proprio vicino alla chiesa passava la via che collegava il lago con il medio e basso novarese.

Entrando nel piccolo oratorio, si viene colpiti dalla bellezza e ricchezza delle pitture che adornano le pareti della zona absidale. In stile bizantino, i personaggi divengono figure stilizzate ed eleganti, esemplari nella semplicità di gesti, essenziali ma comunicativi grazie a poche e precise pennellate fluide, che utilizzano unicamente i toni dei verdi e delle ocre gialle e rosse, il bianco a sottolineare e illuminare alcuni dettagli.

Di grande interesse artistico è questo ciclo di affreschi absidali e dell’arco trionfale, databile agli anni della costruzione della chiesa o di poco successivi. Al centro del cilindro absidale, tra le due finestre a feritoia, si trovano le figure della Vergine e di San Pietro: la Madonna ha le mani alzate davanti al petto con le palme rivolte agli astanti in atto di preghiera, mentre Pietro tiene in mano le chiavi del Paradiso. Sul lato destro sono raffigurati tre apostoli di cui è identificabile sant’Andrea al centro; sul sinistro ce ne sono quattro, tutti posti a coppie, quasi a “colloquio” tra loro.

Nel catino dell’abside, inserito in una cornice a tre fasce geometriche, si vede all’interno della “mandorla” – simbolo della luce emanata -  il Cristo in maestà, dal volto affilato. L’insieme iconografico è tipico: il Salvatore, frutto prezioso e raro, è racchiuso nella mandorla che lo pone come centro visivo della scena, ma anche della storia umana. Immobile, in posizione frontale, la figura di Cristo acquista solennità e maestà. Intorno alla mandorla completano la scena i consueti simboli dei quattro evangelisti: a sinistra l’uomo alato di Matteo con il leone di Marco; a destra l’aquila di Giovanni con il bue di Luca, immagine che vuole indicare la diffusione del Vangelo ai quattro angoli del mondo. Sull’arco trionfale, sopra al Cristo, sono raffigurati gli arcangeli Michele e Gabriele che indicano la colomba, simbolo dello Spirito Santo, in un tondo al centro. Le figure spiccano per la raffinatezza di tratto, l’accuratezza con cui sono eseguite le vesti, scandite da sottili linee che ne suggeriscono il ricco panneggio.

Infine, sui piedritti troviamo le figure dei santi Giulio (di cui è rimasta solo parte dell’iscrizione contenente il suo nome) e Giuliano, un omaggio agli evangelizzatori del nostro territorio, simbolo primo e indiscusso di fede.

Chiuso ma visitabile.

Ulteriori informazioni

Tel. +39 0322 94108